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Sono appena tornata da Chavindia, uno dei villaggi nei dintorni di Pushkar in cui vivono le bimbe. Ruggero voleva andarci per concludere il reportage che ha fatto a scuola sulle bimbe e per me e' sempre un piacere tornarci. E' totalmente un'altra India, diversa da Pushkar, diversa dalle grandi citta'. E' una realta' piu' dura se vogliamo ma anche per alcuni aspetti piu' vera, dove la maggior parte della gente ha veramente poco ma ti tocca discutere ed argomentare quando rifiuti il quarto te' nel giro di un pomeriggio. La' mi conoscono gia' quindi per me e' facile girare usando da guida le bimbe che incontro qua' e la' e mi fanno entrare senza timore nelle case, anzi, sfoderano tutta la loro ospitalita' ed il rispetto che nutrono nei confronti della fondazione. Trovata la prima bimba come al solito se ne sono aggiunte poco alla volta delle altre, finche' eravamo scortati da un nugolo di bambini che ci hanno aperto ad uno ad uno la porta delle loro case e ci hanno invitato ad entrare per poter fare delle foto. Sulla strada ho incontrato una bimba, si chiama Nisha e non so quanti hanni abbia ma penso sui 5 o 6, bracine secche secche e pancia smisuratamente gonfia. Grazie all'autista, un ragazzo giovane e gentilissimo che mi ha gia' portato in giro in passato, ho chiesto se potevo parlare con la madre per capire se l'avessero gia' portata ad una visita dal medico, ma purtroppo i genitori non c'erano quindi annotato il nome e con la promessa di tornarci fra qualche giorno abbiamo proseguito. Per uno strano gioco del caso, dopo aver girato per un paio di case ed aver bevuto il chai di rito, mi sono ritrovata a casa di KumKum, la bimba della quale mi sono interessata affinche' andasse all'ospedale in quanto, all'epoca del nostro primo incontro, era in evidente stato di malnutrizione, 8 mesi, 3.950 Kg!!! Ora sta molto ma molto meglio. Me l'hanno messa in braccio e, per quanto poca, sentire finalmente un po' di carne attaccata a quelle braccine ossute e guardarla mentre mi osservava con quegli occhioni enormi... bhe', ho dovuto proprio sforzarmi per non scoppiare in lacrime. Perche' forse il motivo per cui dovevo finire in India, era proprio quel mucchietto di ossa e speranza che mi stava in braccio. Non e' ancora tutto risolto, per stare proprio bene c'e' bisogno di prendere ancora peso, ma ce l'ha fatta, insomma, ho contribuito a salvare la vita ad un essere umano. Una sensazione magnifica. E non per autocompiacimento. Solo ora so qual'era lo scopo profondo del mio venire qui in india, scopo che avvertivo esserci ma che ancora non avevo capito esattamente quale fosse. La guida poi mi ha detto che la madre e la nonna della bimba non facevano che ripetere "Che Dio la benedica. Senza di lei KumKum sarebbe morta". Ed io ho pregato a mia volta la guida di dire loro che ringrazio ma che la priorita' sono i bambini e che se stanno male BISOGNA fare qualcosa. Ora conoscono dove andare e se non hanno soldi per i dottore DEVONO rivolgersi alla fondazione. Mi hanno guardato e hanno fatto cenno di si' con la testa sorridendomi.
Io ho salutato quella bimba con un arrivederci e con l'animo straripante di felicita'. Perche' e' una bimba piccola ma coraggiosa che lottando si e' riguadagnata la possibilita' di sorridere e giocare come tutti i bambini dovrebbero poter fare. Ed il cuore si fa leggero....
Negli ultimi giorni quello fra me e Puka e' praticamente un appuntamento fisso. Non so come faccia, non che il paese sia cosi' grande alla fine, ma ogni qual volta esco da scuola o vado a fare un giro me la ritrovo che mi corre incontro chiamandomi per nome. Poi non la smette mai di farmi regali. L'altro giorno, ad esempio, mi ha messo al polso un braccialetto di simil ottone rigido, con un meccanismo che lo fa chiudere a scatto e una finta pietra azzurra a forma di cuore. Me l'ha messo al polso dicendomi "It's beautiful on you!" e' bellissimo su di te. Io una volta di piu' hi commesso l'eerore di interpretare quel gesto come un tentativo di vendita e le ho detto "Davvero carino, ma sai che non mi serve. Io non compro". "No, no, it's a gift" e' un regalo, ha esclamato lei. Ovviamente l'ho ringraziata dello splendido regalo e mi sono scusata per la gaffe di poco prima. Ieri invece mi ha incontrato e ha voluto regalarmi il cerchiello e la forcina che aveva in testa. Proprio carina Puka. E anche bella intelligente. L'altro giorno , per darvi un idea mi ha fatto il seguente discorso, parole testuali. "Io avrei bisogno di una coperta. Quindi te la chiedo. Comprala, pero', solo se te la senti. Se non vuoi comperarmela non importa. Siamo amiche lo stesso" Come replicare ad un discorso del genere? Mi ha lasciato muta, disarmata. E alla fine mi sa che invece di comprarle una coperta le comprero' un maglioncino. :)
Un paio di giorni fa pero' e' accaduto un episodio decisamente spiacevole e che mi ha fatto arrabbiare molto.
Ero con due messicani conosciuti tramite la fondazione seduta ad un bar a bere un succo quando arriva Puka. Come avevo gia' fatto con la coppia decido di offrire anche a Puka e alla sua amichetta un chai. Loro lo ordina e io mi giro verso il gestore, col quale non siamo amici ma ci si conosce comunque parecchio, rassicurandolo che avrei pagato io. Lui si gira dall'altra parte, dice alle bimbe qualcosa in hindi e se ne scappa nel retrobottega.
Non capisco che succede, cosi' guardo Puka che mi dice "Non ce lo fa il chia. Non lo possiamo bere qui il chai"
Insomma il tipo si e' rifiutato di far loro il chai senza manco avere il coraggio di dirlo in faccia a me che sono adulta ma gridandolo alle bimbe. Alla fine le ho portate nel bar a fianco che glielo ha preparato ed ho evitato di fare discussione davanti a loro, non volevo farle sentire piu' diverse di quanto non avesse gia' fatto il gestore, ma oggi ci torno e giuro che gli impianto un casino che meta' basta e gli spiego che a causa della sua stupidaggine ha perso di sicuro un cliente. Perche' sopra certi atteggiamenti non si puo', non si deve passare sopra, soprattutto se rivolti nei confronti di bambini!!!!!

Puka, Sunita all'anagrafe, e' una ragazzetta secca secca, eta' presunta sui 12 anni,abiti sempre piuttosto logori e sporchi, capelli stopposi bruciati dal sole e i denti macchiati di chi non ha mai conosciuto uno spazzolino. Non ricordo il giorno esatto in cui l'ho conosciuta ma mi ha fermato ,come fanno tanti altri ragazzini, mentre camminavo al Camel Fair. Con un inglese decisamente al di sopra della media per la sua eta', dimostrazione del fatto che ha avuto spesso a che fare con turisti stranieri, cercava di vendermi una delle cavigliere di finto argento che aveva in mano. Le ho mostrato quelle che indosso tutti i giorni da quando sono qui come dimostrazione che, grazie, ma non ne avevo proprio bisogno. Inoltre, come mi ha insegnato Mara, mai dare soldi ai ragazzini o , ancor peggio, cibo costoso confezionato che poi loro prontamente rivendono al negoziante per averne in cambio il relativo valore, perche' questi soldi finiscono nelle tasche dei genitori con il risultato che al bimbo non ne viene niente ma in compenso viene incoraggiato sempre di piu' ad elemosinare da parte del genitore stesso.
Le ho detto di no, non mi servivano proprio le cavigliere e quando lei a quel punto mi ha chiesto soldi per un chapati (il pane locale) le ho spiegato che non avevo alcuna intenzione di darle denaro ma che se l'avessi reincontrata il giorno seguente le avrei volentieri dato un pacchetto di biscotti. "Promise?" mi ha chiesto " I promise!"
Piccola parentesi. Qui in India la promessa ha un valore solenne, se prometti ci si aspetta che tu mantenga la parola data, senza se ne' ma quindi il ripensamento o l'eventuale imprevisto non sono contemplati.
Memore di questo la mattina dopo, come prima cosa, prima di avviarmi verso l'area del Camel fair, ho messo un paio di pacchetti di biscotti nella borsa, di quelli che ormai compro a sacchetti da 24 confezioni alla volta al costo di 4 rupie l'uno( circa 6 centesimi) buonissimi peraltro e che poi distribuisco fra cani e bimbi.
Non so come ci sia riuscita, anche se non me ne stupisco quasi piu' ormai, ma malgrado la massa di gente che invadeva tutta la zona appena ci ho messo piede lei mi ha trovato. Mi e' corsa incontro gridando "Biscuits, biscuits". Io ho aperto la borsa, e dopo averle aperto il pacchetto per accertarmi che lo mangiasse e non potesse rivenderlo glielo ho porto dicendole "Here it is! I promised.", eccolo, avevo promesso. Tutta contenta mi ha ringraziato e si e' allontanata con la bocca piena di biscotti.
Ieri stavo camminando per strada come al mio solito di ritorno dalla scuola quando ad un tratto mi sento prendere la mano da un'altra mano piu' piccola e dalla pelle ruvida. Era lei. "Ciao! Come stai?" "Bene" le rispondo "E tu?" "Sai, dopodomani inizio la scuola! Guarda!" mi dice indicandomi i piedi ai quali indossava un paio di scarpe gia' piuttosto logore ma di quelle nere con i bottoni che i bimbi usano per la scuola appunto. "Brava!"le dico"Mi raccomando pero'. Poi devi metterti seriamente a studiare" "Si,si. Io studio! Aspetta...." Mi accorgo a quel punto che nell'altra mano teneva un piccolo cartoccio fatto di carta di giornale al cui interno c'erano una manciata di sfogliatine alle mandorle che stava sgranocchiando. Ne rompe un pezzetto e me lo porge. "Questo e' per te!" L'ho ringraziata di cuore e, pregando che quel gesto non mi costasse una notte di via vai per il bagno, circostanza piuttosto probabile peraltro, le ho sorriso e me la sono mangiata. Per festeggiare il suo primo giorno di scuola!
Da quando mi trovo qui a Pushkar tutte le mie giornate sono sempre state incentrate sull'adesso, sul fare e sul rispondere alle incombenze che, del tutto consapevolmente, mi sono accollata. Ho delle bambine a cui cercare di trasmettere un poco di quello che qualcuno a sua volta mi ha insegnato in passato, ho dei cani che mi aspettano per essere sfamati, ho da fare il bucato a mano, preparare i compiti per il giorno dopo e una serie di piccoli compiti da svolgere nell'arco della giornata. Per assurdo, pur essendo in "vacanza" ho molto meno tempo libero che non quando ero a casa. La sera pero' mi trovo sul mio terrazzino, le luci a illuminare il lago, a fumare qualche sigaretta e finire di programmare la lezione del giorno dopo ed e' li' che mi sembra di interiorizzare quanto mi sta accadendo.
Arrivata a 33 anni mi trovo davanti ad una storia, la mia, tutta da scrivere, sono gia' partita in qualche modo, ma non so bene da che parte svoltare ai vari bivi che mi si parano e mi si pareranno davanti, ed ho la netta impressione che saranno necessarie delle scelte importanti, delle scelte di campo. Malgrado tutto, pero', mi sento straordinariamente serena e positiva ed il mio cuore e' leggero come non lo era da molto.
Qualcuno potrebbe, ed in passato l'ha gia' fatto, rimproverarmi che alla mia eta' si dovrebbe gia' avere le idee chiare, dei progetti definiti sul da farsi, certezze di cui al momento sono sprovvista.
Adesso risponderei che e' vero, non so che faro' rientrata da qui, al momento non ne ho la piu' pallida idea, ma sto imparando, ho un cuore, il mio, che mi rendo conto di aver appena iniziato ad esplorare, ho occhi per piangere di gioia e mani per accarezzare. Tutto questo mi era ignoto fino a poco tempo fa e magari sara' anche un poco tardi ma sono stramaledettamente grata di esserci arrivata, a questo punto. Perche' non e' il nostro conto in banca, ne' i gioielli che ci adornano che ci rendono ricchi. Qui, con le mie unghie rigate di nero in maniera perenne, i piedi sporchi e senza gli agi della nostra civilta' mi sento di gran lunga piu' ricca e bella di quanto non mi sia mai successo in passato.
Capiamoci, sono ancora quell'essere super-imperfetto che ero prima, nessuna folgorazione mistica o terzo occhio spuntato al centro della fronte, ma mi sembra di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo da un lato sui miei limiti ma anche su quella stilla di meraviglioso di cui io, come qualunque essere umano, sono provvista ma che solo ora ho iniziato a mettere in pratica.
E sono convinta che qualsiasi scelta, a suo tempo, decidero' di prendere sara' qualla giusta, sara' quella del cuore. Non importa se una volta di piu' mi sentiro' dare della pazza o della vittima del mio ego, inizio a sapere quello che sono e stavolta, che ho imboccato il mio cammino, anche se non ho idea di dove mi portera', non ho intenzione di girare lo sguardo verso chi si veste di sottili verita' ma non vede.
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Ieri sera stavo andando a fare alcune foto al Camel Fair verso l'ora del tramonto quando arrivata a Varag ghat (spero si scriva cosi'), la piazza principale del mercato, ho visto che sul ghat si teneva una cerimonia ed ho deviato il mio percorso seguendo la gente che vi si stava recando. Appena girato l'angolo... una specie di visione. Il cielo e l'acqua erano tinti completamente di rosa, sui gradini stavano sedute parecchie decine di donne in sari ed alcune di loro accendevano lumini galleggianti che lasciavano poi scivolare dolcemente nel lago. Un tripudio di piccole luci e di colori mentre di sottofondo risuonavano le litanie delle preghiere. Quasi inebetita mi sono tolta le scarpe, pratica necessaria per accedere i luoghi sacri, e con la mia macchina fotografica ho sceso alcuni gradini per avvicinarmi, trascinando i piedi e l'orlo dei pantaloni nel fango. Ho iniziato a scattare fotografie, sempre da dovuta distanza per non distrubare e sembrar loro invadente, quando una donna che non ricordo di aver mai incontrato ma che evidentemente sapeva chi ero, mi ha preso per mano e parlandomi in hindi ed indicando a gesti, mi ha fatto cenno di seguirla. Ho obbedito e mi ha portato proprio nel mezzo della cerimonia, solo qualche passo dietro i bramini che stavano officiando il rito. Giunte li' mi ha aperto la mano destra, vi ha deposto un fiore arancione e me l'ha richiusa dicendomi "After.. drop in the lake..", dopo... gettalo nel lago. Di norma quando a Pushkar qualcuno ti mette un fiore in mano chiedendoti di gettarlo nel lago e' perche' vuole farti la Pooja, un rituale di buon auspicio, rigorosamente a pagamento. Cosi', un po' scettica a causa delle esperienze fatte in precedenza, le ho mostrato il braccialetto che porto al polso della mano destra e le ho spiegato che l'avevo gia' fatta. "No money, no money" mi ha risposto lei sorridendo. Di li' ha poco mi ha fatto segno che era giunto il momento ed io, assieme a questa donna sconosciuta e a parecchie decine di partecipanti che mi circondavano, ho gettato il fiore nel lago. E c'erano fiori che volavano ovunque ed i petali mi cadevano copiosi in testa. Attonita e confusa da tanta emozione, mi sono girata verso di lei e con le mani giunte come si usa in questo paese mi sono scusata per la reazione di poco prima e l'ho ringraziata di cuore per avermi fatto partecipe di quella esperienza. Lei, di tutta risposta, mi ha abbracciato stringendomi forte e ripetendomi "Thank you! Thank you!" Ed io ho pianto di gioia!
Stamattina, dopo aver fatto colazione con calma come d'abitudine sul mio terrazzino mi sono incontrata con Ludovica, un'aiuto regista di Lecce conosciuta tramite la fondazione, in India un po' per girare un documentario ed un po' per il viaggio della vita, all'internet point che si trova proprio all'uscita del mio albergo. Una volta arrivata l'ho trovata in compagnia di Angiu' e Manciu', due bimbe originarie dell'Uttar Pardesh, a Pushkar in occasione del Camel fair, con i genitori ed il loro banchetto di utensili in plastica. Le due sorelline hanno un bel musetto da bimbe furbe ed inoltre Manciu', la piu' piccola delle due, ha un paio di treccine finte fatte con fili di lana, attaccate con elastici e forcine ai capelli corti. Vedeste che spasso! Mi sono messa a giocare con loro a fargli il solletico, le linguaccie e a mimare una formichina con le due dita sulla testa a mo' di antenne e loro ridevano come delle matte e non la smettevano di gridare "Ciao... Ciao...". Queste creaturine, malgrado durante questi giorni dormano in strada, sono insolitamente pulite rispetto alla media e la madre si prende cura di loro accarezzandole se piangono e stando attenta a dove vanno. Di li' a poco pero' io e Ludovica ci siamo trovate attorniate da una decina di altri bimbi di strada in cerca di attenzione , ma in condizioni decisamente peggiori, e con un nugolo di mosche ad accompagnarli. Non me la sono sentita di ignorarli ma c'e' da stare ben attenti a non avvicinarsi troppo a causa dei pidocchi che in questi casi sono all'ordine del giorno. Cosi', anche grazie all'esperienza da clown che qui si sta rivelando particolarmente utile non avendo oggetti con cui giocare a disposizione, mi sono inventata il gioco di darsi il mignolo della mano, incrociando le braccia, e facendole dondolare come fosse un'altalena. Loro ridevano e facevano a gara a darmi il mignolo e una di loro alla fine mi ha anche regalato una di quelle piccole palline di gelatina verde che noi usiamo nei vasi di fiori per evitare di cambiare l'acqua tutti i giorni. E cosi'... si e' aperto il mercatino delle palline verdi. Prima una per ciascuno, poi due a te, poi tre a me, poi indoviniamo quante ne hai in mano.... Nel frattempo mi ero accorta che un gruppo di donne si era fermato sul ciglio della strada e da alcuni minuti era intento ad osservarci, ma non ci ho fatto troppo caso al momento. Qua solo per il fatto di essere bianco e vestito da occidentale agli occhi degli indiani sei una bestia rara quindi e' piuttosto frequente che ti guardino con occhi curiosi. Invece, ad un tratto, una di loro si e' avvicinata, ci ha chiesto da dove provenissimo, ed una ad una ci hanno tutte voluto dare la mano in segno di riconoscimento per essere li', a giocare coi bimbi. Splendido modo per iniziare la giornata!
La mia stanza d'albergo nella quale sto ora e in cui restero' per tutto il tempo del mio soggiorno a Pushkar, ha un terrazzino proprio sopra uno dei ghat che circondano il lago. La mattina un cameriere secco secco piuttosto avanti con gli anni, la faccia appuntita e dei vistosi ciuffi di peli bianchi che gli escono dalle orecchie, mi porta in camera la colazione che consumo proprio su di un piccolo tavolino di plastica un tempo bianca che con una seggiola ho sistemato sul terrazzo. Un po' tutti qui in paese sanno che quella e' la mia camera oramai cosi' tra una fetta di pane e marmellata e un sorso di caffe' mi capita ogni mattina di salutare qualche negoziante o qualcuno che non ricordo bene dove ho incontrato ma che evidentemente si ricorda invece bene di me che dal ghat mi augura il buongiorno con un cenno della mano o un Namaste'. Ed e' un buon modo per iniziare la gionata! Stamattina Deepu sorridendo mi ha detto " Qui piaci proprio a tutti!" prendendo spunto dal fatto che l'autista che stamattina mi ha portato alla clinica veterinaria a visitare uno dei miei cani che ho fatto ricoverare li' perche' ferito si e' offerto, nel caso volessi tornarci, di portarmi gratis. Ci ho pensato e in tutta onesta' non credo sia solo merito mio ma anche ieri, quando ho fatto la mia prima passeggiata dopo essere tornata dal mini tour, mi si e' scaldato il cuore perche' ogni due metri qualcuno mi salutava, mi chiedeva dove fossi stata e quanto restero' ancora. Perfino il mio tabacchino di fiducia mi ha detto "sono arrivate anche le tue sigarette. Quando vuoi". Qui, se cerchi di non darti tante arie da turista spocchioso e ti sforzi un poco di stare alle loro regole non scritte, la gente e' assolutamente gentile e cordiale, e se ti incontrano 20 volte in un giorno, per tutte e 20 le volte sta certo che ti saluteranno.
Tornando al mio terrazzino, perche' e' di quello che volevo raccontarvi, tutte le sere prima di dormire mi siedo una mezz'oretta sulla mia seggiola e mi fumo l'ultima sigaretta pre nanna. Dovreste vedere che spettacolo!
Il lago di Pushkar al momento e' secco in quanto stanno facendo dei lavori che dovrebbero durare all'incirca due anni. Dall'altra parte del lago rispetto a dove e' collocato il mio albergo pero', resiste una specie di laghetto, poco piu' grande di una pozza nella quale sembra sopravvivavo alcuni pesci. Di notte nella pozza si riflettono le luci dei templi che circondano il lago e, a prestarci attenzione, si possono vedere le sagome nere degli uccelli che immergono il becco nell'acqua per cibarsi rompendo le linee delle luci riflesse e creando dei semicerchi colorati sulla superfice che si intersecano gli uni con gli altri. Di sottofondo inoltre c'e' sempre qualche musica tradizionale delle loro, proveniente da uno dei numerosi concerti di musica religiosa che si tengono la sera a Pushkar, e spesso si odono gli ululati all'unisono dei cani randagi che affollano questa cittadina. Io resto li' in silenzio, tutte le sere, quasi incredula a contemplare e godere di questa bellezza. E ringrazio questa terra a volte difficile ma straordinariamente ricca per le emozioni che mi regala ogni giorno. E sono felice.
Vengano, bengano, signore e signori! Potrete ammirare con i vostri occhi una specie piuttosto rara di scimmietta. Trattasi di donna italica, un ominide di sesso femminile le cui caratteristiche principali consistono in un colorito pallido, occhi chiari, grossa fotocamera al collo e, se siete fortunati, la potrete ammirare con tanto di sigaretta fra le dita. Inoltre, pensate, sorpassata la soglia dei trenta, questo mammifero, non e' sposato, non ha figli e, per giunta, non ha nemmeno un lavoro! Ammirate, signori! Su semplice richiesta potrete mettergli in braccio i vostri bimbi ed avere l'occasione di scattare qualche bella forografia di cui fare sfoggio nel salotto di casa!
Hihihi! Io ci scherzo ma, credetemi, quando durante l'ultima settimana ci e' capitato di visitare zone dove il turista europeo di norma non bazzica la reazione e' proprio stata questa. A parte guardarmi con occhi sbarrati e fare ciao ciao con la mano anche quando mi scorgevano a due miglia di distanza, mi hanno fatto piu' fotografie negli ultimi 3 giorni che in tutta la mia intera esistenza. La cosa funziona cosi'. Di solito il marito della famiglia si avvicina tentando di passare inosservato. Una volta giunto in prossimita', sorrisone e scattano le domande da dove vieni? che lavoro fai? Alla mia risposta Italy ti spara a raffica la lista di tutte le citta' che conosce "TorinoRomaNapoliMilanoVenezia" per poi raccontarti che un suo cugino di terzo grado o il suo vicino di casa di quindici anni prima una volta ci e' stato in Italia, in una citta' e in un periodo che pero' non rammenta. Arrivata alla questione lavoro rispondo "non lo so, non ho un lavoro al momento". Qui l'occhio gia' spalancato assume un'espressione di quelle che hanno i bimbi davanti uno scheletro di dinosauro. Ohhhhhh!!!! e compare la macchina fotografica. Di norma una di quelle macchinette dai colri improbabili da noi in voga negli anni ottanta che quando scattano la foto si sente il rumore del motorino ad impressionare la pellicola. Prima pero' o ti mettono un povero Cristo di bimbo in braccio, eta' compresa fra i 2 e i 6 anni, a cui comprensibilmente non gliene frega niente di te e vorrebbe continuare beato a giocare ma che viene pesantemente rimproverato se si azzarda a frignare o, opzione due, nel giro di un'istante ti ritrovi circondato da nonni, zii, parenti di vario grado e, ovviamente, bimbi per un bel quadretto di famiglia. La cosa dopo un po' ha iniziato a farmi davvero divertire per cui ogni qual volta in cui ad esempio mi sono alzata da un ristorante dove tutti, senza perdersi una mossa, mi hanno osservato pranzare,boccone dopo boccone, ho iniziato a salutare gli astanti con la mano per sentirmi rispondere da 30 persone "Allo'!" e tutto uno sventolio di mani e fazzoletti. Una comica. Una cosa imbarazzantissima pero' mi e' proprio per questo capitata al ristorante. Sul tavolo di fronte al mio erano seduti una decina di bimbi con ovvimente tutti la testa girata verso di me per guardarmi. Con Ruggero e Ludovica si stava parlando di quanto, fuori dalle zone battute dal turismo, il cibo sia dannatamente piccante e le labbra ci stessero andando a fuoco. " Appena finita la cena, non so voi, ma io mi compro un mega cono gelato e me lo spalmo letteralmente sulle labbra cosi' vediamo se si sgonfiano un da tutto questo peperoncino" gli stavo dicendo, con tanto di relativo , assolutamente ingenuo, gesto mimato che potrete facilmente immaginare. Non vi dico i bimbi!!!!! Le pupille quasi dilatata e una serie di bisbiglii di fondo. Ho pianto dal ridere fino alle lacrime! Morale della favola: alla peggio mi trasferisco qua e chiedo 10 rupie per ogni foto che mi scattano. E mi porto a casa il mio chapati quotidiano!
Bacioni